RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Oltre 250 persone, una sala gremita e un quartiere che ha voluto far sentire la propria voce. L’assemblea pubblica di sabato 12 settembre sul progetto del nuovo data center previsto nell’area ex Nilit-Radici di corso Europa ha dato la misura di quanto il tema sia sentito dai residenti e stia assumendo una dimensione sempre più cittadina.

L’incontro, ospitato negli spazi della parrocchia San Michele Arcangelo, è stato organizzato dall’Osservatorio Datacenter – Comitato rhodense insieme al Comitato di quartiere San Michele San Martino.

Una partecipazione numerosa e attiva, con cittadini arrivati non soltanto per ascoltare i relatori, ma anche per porre domande, intervenire nel dibattito e avanzare proposte sulle iniziative da mettere in campo. Al centro dell’assemblea il progetto previsto nell’area ATU4, sul sito ex Nilit-Radici. Secondo i dati illustrati nel dossier presentato durante l’incontro, il progetto prevede un data center con una potenza elettrica di 90 MW, una superficie lorda di pavimento di circa 25mila metri quadrati, 35 generatori diesel di emergenza e 34 chiller.

A offrire ai presenti una panoramica più generale sul fenomeno è stato Enrico Duranti, portavoce della rete dei comitati “Stop Datacenter”. Attraverso dati, mappe e confronti, Duranti ha allargato lo sguardo oltre il singolo progetto di Rho, soffermandosi sulla crescita di queste infrastrutture e sulla loro concentrazione nell’area milanese. Una parte importante della relazione è stata dedicata al fabbisogno di energia elettrica, mettendo a confronto la domanda associata ai data center con i consumi delle famiglie e con la produzione necessaria per sostenerla.

Il quadro si è poi allargato alle possibili ricadute ambientali: consumo d’acqua per i sistemi di raffreddamento, calore prodotto dagli impianti, rumore ed emissioni associate ai generatori di emergenza. Nelle slide presentate durante l’assemblea è stata posta attenzione anche alla qualità dell’aria e agli effetti cumulativi derivanti dalla concentrazione di più data center sullo stesso territorio.

Con Tommaso Brancati l’attenzione si è invece spostata direttamente sull’ATU4 e sulle osservazioni predisposte in relazione al progetto rhodense. Il dossier illustrato durante l’assemblea solleva una serie di questioni relative all’iter amministrativo e ambientale, alla valutazione complessiva degli altri insediamenti presenti nell’area, all’impatto acustico, all’invarianza idraulica e alla tutela della falda. Accanto alle criticità sono state illustrate sette prescrizioni che i promotori chiedono di inserire nella convenzione urbanistica. Riguardano l’alimentazione energetica, i sistemi di accumulo, il collaudo acustico notturno, la realizzazione di una cintura forestale, il raffreddamento senza consumo d’acqua, il ripristino dell’invarianza idraulica e un sistema di monitoraggio accompagnato da garanzie pubbliche. Le osservazioni illustrate da Brancati sono state quindi messe a disposizione dei cittadini e sottoscritte da buona parte dei presenti.

Nel documento i promotori precisano di non opporsi allo sviluppo in quanto tale, chiedendo però che questo avvenga nel rispetto della legge, della salute e dell’ecosistema. Quella sulle osservazioni non è stata, però, l’unica raccolta firme della giornata.

Durante l’assemblea sono state raccolte adesioni anche alla petizione promossa dal Comitato di quartiere San Michele San Martino, che chiede lo stop al progetto del data center.

Due iniziative distinte: da una parte le osservazioni sul progetto e le prescrizioni proposte, dall’altra una petizione che chiede direttamente di fermarne la realizzazione.

Dal pubblico sono arrivati numerosi stimoli, domande e proposte sugli strumenti da utilizzare per proseguire la mobilitazione. Tra le ipotesi avanzate c’è stata quella di valutare un possibile ricorso al TAR, mentre altri interventi hanno chiesto di prendere in considerazione una moratoria sui data center, richiamando il principio di precauzione e la necessità di approfondire gli effetti della concentrazione di queste infrastrutture sul territorio.

Nel corso del dibattito non è stata esclusa neppure la possibilità di arrivare a un referendum cittadino. Si tratta, al momento, di proposte emerse dal confronto e non di decisioni già assunte, ma testimoniano la volontà di una parte dei cittadini di continuare a partecipare e di cercare nuovi strumenti per incidere sulle scelte che riguardano il futuro dell’area.

La mobilitazione proseguirà già nei prossimi giorni.

Gli organizzatori invitano i cittadini a continuare la raccolta firme sulla petizione che chiede lo stop al progetto.

I prossimi appuntamenti sono venerdì 18 settembre, dalle 17.30 alle 19.15, in via Livello 22 presso il circolo PRC, e domenica 20 settembre, dalle 9.30 alle 12, al gazebo presso la parrocchia San Michele Arcangelo, in via Canova 16 a Rho.

Dall’assemblea è arrivato anche un appuntamento destinato a portare la mobilitazione fuori dal quartiere: per sabato 3 ottobre è stato lanciato un corteo cittadino, con l’obiettivo di portare nelle strade di Rho le questioni emerse durante l’incontro e di costruire un momento capace di unire i movimenti, i comitati e le realtà del Rhodense e non solo.

A chiudere la giornata è stato infine un gesto che gli organizzatori hanno voluto sottolineare, esprimendo il loro ringraziamento a don Paolo, parroco della parrocchia San Michele Arcangelo, il quale, al termine dell’iniziativa, ha restituito agli organizzatori la somma versata per l’utilizzo della sala, un gesto semplice che, ha finito per riassumere lo spirito dell’assemblea: una comunità che si ritrova, discute e vuole essere protagonista delle scelte sul futuro del proprio quartiere.

Firmato Osservatorio Datacenter – Comitato rhodense; Comitato di quartiere San Michele San Martino.

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