RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Venerdi 13 marzo 2026 alle 2, in un Auditorium Padre Reina gremito e molto attento, il “Comitato del NO” di Rho ha organizzato un evento informativo sulla riforma della magistratura.

Gli ospiti erano l’ingegnere Salvatore Borsellino, Presidente dell’Associazione Agende Rosse, il professor Nando dalla Chiesa, sociologo e scrittore e il dottor Andrea Giudici, GIP presso il Tribunale di Monza.

Era prevista la presenza come moderatrice della giornalista Chiara Baldi del Corriere della Sera che ha dovuto rinunciare per motivi personali. È stata sostituita da Laura Incantalupo, coordinatrice del dipartimento legalità e antimafia del PD metropolitano.

La sala era molto attenta, informata e non completamente orientata al NO, qust’ultimo aspetto è emerso dalle domande che sono seguite.

Dopo le introduzioni della presidente della commissione antimafia e legalita di Rho Clelia La Palomenta, a nome del Comitato, e della moderatrice, il primo intervento è stato affidato al dottor Andrea Giudici che ha illustrato con estrema chiarezza le criticità della riforma e, soprattutto, ne ha evidenziato i diversi aspetti che porterebbero, nel caso di una vittoria del SI, a dare una cambiale in bianco alla politica. Questa legge Costituzionale, infatti, disegna una cornice al contempo molto sottile e molto ampia e – date le percentuali di leggi ad iniziativa governativa degli ultimi anni – più che il Parlamento sarebbe qualsiasi Governo a poter ridefinire le caratteristiche dell’ordinamento giudiziario della magistratura ordinaria a propria immagine e somiglianza. Composizione numerica e qualitativa della lista dei laici, modalità di votazione della medesima da parte del Parlamento e composizione dei collegi dell’Alta Corte saranno demandati ad una legge ordinaria. Sono emersi, ancora una volta, probabili profili di incostituzionalità perché i magistrati sarebbero gli unici cittadini italiani a non poter fare ricorso in Cassazione. La Costituzione (articolo 111) garantisce infatti a qualsiasi cittadino la possibilità di fare ricorso in Cassazione. In pratica la riforma costituzionale potrebbe avere profili di incostituzionalità: un vero pasticcio.

Salvatore Borsellino ha poi portato la sua esperienza di cittadino che da quasi 34 anni cerca verità e giustizia. Il racconto appassionato di quali circostanze lo abbiano portato a non avere ancora la verità sulla strage di Via D’Amelio ha commosso la sala ma soprattutto ha reso chiaro quali rischi correrebbero tutti i cittadini con una magistratura condizionata dalla politica.
Ascoltare tutto il percorso che, partendo dai depistaggi, passando per la trattativa e terminando con l’illustrazione del modo in cui l’attuale Presidente della Commissione Antimafia stia gestendola, ha reso cristallino ed evidente il tentativo di insabbiare le responsabilità di una ben definita parte politica nella strage. Allora la domanda sorge spontanea: se con una magistratura autonoma ed indipendente dopo 34 anni siamo ancora a questo punto, cosa succederebbe con una magistratura sottoposta al controllo politico? L’appello finale di Borsellino al voto è stato accolto da un’ovazione.

L’intervento conclusivo del professor Nando dalla Chiesa ha fatto un excursus storico di come la Costituzione abbia incontrato, sin dal suo varo, ostacoli fortissimi nell’attuazione. Portando, per citare il professor Carlo Smuraglia – un grande Presidente di ANPI – la Costituzione nel cuore, Nando dalla Chiesa ha indicato quali siano stati i punti di svolta nel rapporto tra politica e magistratura smentendo la vulgata secondo la quale sia scoppiata una improvvisa, immotivata ed inspiegabile lotta. Il professore ha raccontato come, al contrario, sino ad un certo punto, i rapporti tra i due poteri dello Stato siano stati del tutto cordiali. Il cambiamento è avvenuto quando la magistratura ha cominciato ad applicare la legge e quindi la Costituzione, a tutti, anche ai potenti. Dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano, che ha colpito i grandi interessi finanziari, sono iniziate le difficoltà nella convivenza tra il potere politico e finanziario ed una carta costituzionale che intendeva ed intende mettere tutti sullo stesso piano.
Il professore ha poi sottolineato una volta di più, l’eccezionalità della partecipazione del Presidente della Repubblica al plenum del CSM lo scorso 18 febbraio; una partecipazione che non ha potuto però impedire che il clima si inasprisse ulteriormente a seguito delle dichiarazioni di Giusy Bartolozzi a proposito della magistratura. Il Ministro Nordio le spiega come voce dal sen sfuggita e questo, sottolinea il professore, è ancora più grave perché il Guardasigilli non si stupisce, non dice “ma cosa sta dicendo?”. Neanche la Presidente del Consiglio stigmatizza questo comportamento; fatto che evidenzia la volontà di questa politica di liberarsi della magistratura, dei vincoli, del diritto, persino del diritto internazionale. Appare quindi chiara la volontà di potere assoluto che si sprigiona da coloro che comandano.
Agli interventi sono seguite diverse domande, che hanno mostrato sia il livello di informazione del pubblico che le diverse posizioni. Una serata davvero importante, ben organizzata e – grazie al livello dei relatori – certamente utile a chi ha partecipato.

Testo di Laura Incantalupo (coordinatrice del dipartimento legalita e antimafia del PD metropolitano).

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