RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Dopo il grande corteo Stop Data Center del 3 ottobre,che ha visto oltre duemila persone in piazza invadere il cantiere dell’ex-Nilit, la risposta dell’amministrazione comunale di Rho è stata grottesca.

Ieri è infatti andata in scena un'”Assemblea pubblica per approfondire il tema Data Center”, voluta dal Consiglio comunale per informare i cittadini, che si è rivelata essere una imbarazzante passerella promozionale a beneficio degli operatori del settore.

Specchio della serata è la scelta di invitare come relatore il rhodense Floriano Monteduro, Direttore generale di “Italian Data CenterAssociation” (cioè l’associazione italiana di costruttori e operatori didata center) e primo promotore del settore in Italia, chiamato per spiegarci quanto siano positivi questi impianti e quanta ricchezza porteranno.

Chiedere a chi vive di profitti sui Data Center se questi facciano bene al territorio equivale – come ha fatto notare una cittadina intervenuta – a chiedere a Philip Morris se il fumo fa male.

Come prevedibile, i piani della Giunta sono miseramente falliti: la cittadinanza ha urlato a gran voce il proprio dissenso e non si è fatta prendere in giro. Dopo la piazza di sabato – che di fatto aveva già sfiduciato l’incontro di ieri – ancora una volta i cittadini presenti all’Auditorium non hanno assistito in silenzio allo spot pubblicitario, ma hanno interrotto la narrazione di comodo e contestato a più riprese e punto su punto ogni singola menzogna, tanto che una delle relatrici –Isabella Susi Botto, direttrice Settore Pianificazione territoriale e rigenerazione urbana della Città Metropolitana di Milano – ha anzitempo abbandonato la sala.

Durante la serata si è arrivati alla disinformazione più spudorata, sparando cifre palesemente inventate pur di costruire un consenso artificiale: parlare di 500 posti di lavoro per singolo Data Center o di 28.000 occupati in Italia nei prossimi 10 anni significa insultare l’intelligenza dell’intera comunità.

Dati già sbugiardati da tempo persino dal Comune stesso: i Data Center non avranno infatti reali ricadute occupazionali sul territorio. Inventare cifre a caso così da riesumare il caro vecchio “ricatto occupazionale” per giustificare le nocività è un colpo basso che la dice lunga sulla presunta “neutralità”di alcuni relatori prezzolati intervenuti ieri.

Il sindaco Orlandi scelga da che parte stare: dalla parte dei profitti di Goodman Group e delle multinazionali, o da quella della difesa della qualità della vita della cittadinanza, se non vuole essere ricordato come “il sindaco dei Data Center” e venire travolto dalla rivolta della città.

Firmato Centro Sociale SOS Fornace

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