“Sinceramente quando, quando, quando, quando piango
Anche se a volte mi nascondo
Non mi sogno di tagliarmi le vene
Sto tremando, sto tremando
Sto facendo un passo avanti e uno indietro
Di nuovo sotto un treno”
(Annalisa, Sinceramente)

Maggio, il mese della consapevolezza sulla salute mentale. La salute mentale, uno degli stigma della nostra società. Un concetto, una patologia, parole che da post Covid hanno avuto una risonanza mediatica e sanitaria sempre maggiore perché tanti, troppi, sono stati i casi di depressione e le sindromi da stress post traumatico che hanno colpito una fetta importantissima della nostra società. Non solo adulti o anziani ma anche ragazzi e adolescenti. Non solo donne ma anche uomini.
Ma allora, perché è così difficile abbattere queste barriere invisibili e lo stigma dei problemi legati alla salute mentale?La risposta credo che possa essere abbastanza immediata e semplice. Forse riusciamo a spiegarla bene con queste due immagini. Se, in questi giorni sei bloccata a casa per delle ernie al disco che non ti fanno camminare e stare in piedi in autonomia, la risposta più immediata di un dottore o di un soccorritore del 112 è quella di portarti al pronto soccorso dove uno specialista ti valuta, ti consiglia di fare una Risonanza magnetica e infine ti prescrive analgesici. Stai a riposo, prendi malattia, tutti vedono il tuo male e capiscono, giustificano che hai bisogno di riposo e di malattia.
Ma cosa accade quando passi un periodo difficile, magari a causa della fine di una relazione amorosa, un lutto, la perdita di un lavoro? La depressione, i sensi di colpa, l’ansia ti travolge e tu ti trovi, il più delle volte, senza troppo ascolto e comprensione perché il tuo non è un male apparente, non è un male visibile e tangibile. È un male dentro di te, che ti consuma, che non ti fa uscire di casa, che ti fa vergognare e che ti limita nelle relazioni, negli aspetti lavorativi e di vita concreta, creandoti un vuoto intorno. E, nella maggior parte dei casi, le persone che ti stanno vicino non capiscono, non giustificano, non riescono a cogliere perché stai così, ti dicono che passerà minimizzando e chiedendoti cosa ti manca. Ma la realtà dei fatti è che spesso non manca nulla. Manchi solo tu con la tua consapevolezza, manchi con il tuo pensiero, con le tue azioni, con la tua luce.
Ma la realtà è che il primo passo per uscire da tutto questo è chiedere aiuto, è confrontarsi, non avere paura e parlare, in modo chiaro senza aspettare che sia troppo tardi e tu troppo in un buco nero per rialzarti e vedere la luce in fondo al tunnel.Parlare con amici ma specialmente chiedere aiuto a uno specialista, è la chiave del successo. È la chiave per la consapevolezza, è la chiave per ricominciare a prendere in mano la propria vita e vedere i colori.