RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Il sindaco di Rho, Andrea Orlandi, ha annunciato la realizzazione di una caserma provvisoria dei Carabinieri nei locali dell’ex liceo Rebora, accanto al Commissariato di polizia. Un progetto da un milione di euro a carico del Comune, pensato per rafforzare il dispositivo di “sicurezza” in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 come aveva già affermato durante il consiglio comunale del 25 settembre 2024, ribadendo che Rho Fiera sarebbe diventato hub logistico dell’evento.

L’annuncio arriva mentre l’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica di Palazzo Marino smonta il cosiddetto “modello Milano”. Il Sindaco Giuseppe Sala, insieme all’assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi, al dominus di COIMA Manfredi Catella e un’altra settantina di persone tra politici, funzionari, tecnici e imprenditori, sono indagati per presunte irregolarità nella pianificazione del territorio. Al centro, un ipotetico “Pgt ombra” che avrebbe favorito operazioni speculative mascherate da interventi di interesse pubblico.

In particolare, lo studio “Nodi e Porte Metropolitane Milano 2050” – che coinvolge anche l’area MIND attraverso il nodo Fiorenza Milano Nord Ovest – è stato ideato da Giuseppe Marinoni, ex presidente della
Commissione Paesaggio del Comune. Marinoni, destinatario di numerose consulenze da parte di grandi player del mattone, avrebbe esaminato progetti di quegli stessi soggetti proprio nella commissione da lui
presieduta. Il piano puntava a trasformare ampie aree urbane attraverso il meccanismo del Partenariato Pubblico-Privato, giustificando gli interventi con obiettivi sociali di facciata. Secondo le accuse, la Commissione Paesaggio sarebbe diventata lo strumento per legittimare volumetrie fuori scala e speculazioni edilizie.

Nel dibattito sul cosiddetto “Salva-Milano” – poi fortunatamente congelato e che, secondo quanto emerge da alcune chat degli indagati, sarebbe stato fortemente voluto per “non far saltare tutto” –
l’assessore all’urbanistica di Rho, Edoardo Marini, ha sostenuto la bontà del provvedimento in un articolo pubblicato online il 31 gennaio 2025. Secondo Marini, si sarebbe trattato di una semplice misura tecnica
di semplificazione urbanistica. Ma numerosi studiosi e professionisti del settore, anche alla luce delle inchieste giudiziarie, ne hanno messo in discussione l’efficacia concreta, sostenendo che si trattasse di una
misura che avrebbe ampliato i margini d’azione dei privati senza adeguati controlli.

Marini evita di confrontarsi con le ricadute sociali e redistributive di questi strumenti, contribuendo a consolidare un approccio tecnocratico all’urbanistica, sempre più distante dai bisogni reali della
popolazione. Lecito quindi chiedersi quale idea di città abbia la giunta Orlandi. Una città pensata a partire dagli interessi della rendita o dai bisogni reali dei rhodensi? Alcune scelte parlano da sole: lo “studentato
diffuso”, presentato come opportunità per gli studenti fuori sede che arriveranno a MIND, finirà per far salire il costo degli affitti sottraendo alloggi al mercato abitativo ordinario. Le torri accanto al Teatro Civico Diana De Silva ridisegneranno il paesaggio urbano e porteranno residenze di lusso. La trasformazione dell’area CMR/Rotoincisa porterà centinaia di nuovi appartamenti, ma nemmeno un
metro quadro di edilizia residenziale pubblica. Il canone concordato – in alcuni casi pari o superiore ai prezzi di mercato – non svolge più alcuna funzione calmieratrice, mentre si continuano a garantire le
agevolazioni IMU ai proprietari che lo applicano. E mentre il bilancio di previsione approvato taglia risorse alle politiche per la casa, i soldi per una nuova caserma dei Carabinieri si trovano sempre.

Come Sos Fornace la nostra idea di città è chiara. Per questo abbiamo lanciato la campagna RIABITARE, chiedendo di recuperare e mettere a disposizione lo sfitto privato a Rho. Proponiamo l’istituzione di un
registro comunale degli alloggi vuoti, l’applicazione di sanzioni per i proprietari che non li dichiarano e l’utilizzo di leve fiscali per incentivarne l’uso sociale. Una risposta concreta a un modello urbano
che espelle chi non ha i soldi per vivere in una città costruita su misura degli interessi dei ricchi e che lascia irrisolta l’emergenza abitativa militarizzando il territorio.

Firmato SOS Fornace Rho-Pero.

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