RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Il recente dibattito sul costruendo Data Center di Amazon a Rho rappresenta una ulteriore occasione di perplessità. Come dichiarato da esponenti della maggioranza, il nuovo impianto consumerà oltre 50 megawatt al giorno, ovvero tanto quanto consuma la nostra città.

Come se non bastasse, ai confini cittadini (area MIND) arriverà un nuovo quartiere da almeno 30000 abitanti. Quanti rischi di alimentazione attendono le abitazioni dei rhodensi, nonché tariffarie per finanziare l’espansione della rete, con questo aumento esponenziale di energia assorbita?

Eppure, solo 2,7 MW arriverà da pannelli fotovoltaici in loco. I generatori di emergenza saranno alimentati a gasolio (migliaia di litri); interverranno in caso di bisogno, ovvio, ma la loro affidabilità è assegnata ad una attività di verifica fino a 500 ore annue. Non solo, sempre secondo la maggioranza, tratti di pista ciclabile potrebbero non essere tutelati dall’inquinamento elettromagnetico.

Manca una valutazione sull’isola di calore che il Data Center produrrà, basti pensare che il 67% delle acque utilizzate per il raffreddamento evaporerà. Sul caldo insopportabile che investe anche Rho, da tempo chiediamo un bilancio quantitativo e qualitativo del patrimonio arboreo e l’avvio di una politica di de asfaltatura.

È legittimo chiedersi perché si sia accettato un progetto simile con domande così significative ancora inevase; anzi, il comune ha già avviato l’iter per una nuova cabina di trasformazione ed elettrodotto, oltre ad approvare, postume, norme per i Data Center. Francamente noi siamo già contrari a quello in essere e non vogliamo certo vederne nascere altri. Progetti che la letteratura di settore ha dimostrato subire invecchiamento precoce e che in alcuni paesi sono ormai soggetti a limitazioni per i problemi che hanno dato alle comunità locali.

Da tempo ormai denunciamo che il processo di trasformazione della città è decisamente impattante e in altri ambiti è stato governato con scarso polso. Amazon fattura 638 miliardi di dollari e quello dei Data Center è un costo ambientale e sociale che viene fatto ricadere sulle città.

Il progresso non si misura nei profitti dei grandi investitori, ma nella qualità della vita e dell’ambiente. Si abbandoni la retorica delle frasi fatte tipo “opportunità da cogliere” e si investa per migliorare un territorio già malato che così non potrà che peggiorare.

Firmato Collettivo Rhosso di Sera

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