Il titolo di questo mio intervento sembra il titolo di un film, un virgolettato, di e con… mi è piaciuto vederlo così e scriverlo così, e oggi infatti lo propongo così, perchè Gemma Calabresi Milite è autrice, protagonista e regista del suo percorso verso il perdono.
Nella serata di giovedì 9 aprile 2026 nell’aula magna dell’It Enrico Mattei in via Padre Vaiani 18 a Rho(MI), vi era ospite Gemma Calabresi Milite, per parlare ai giovanissimi studenti della Scuola media Paolo VI di Rho, del suo libro, “La crepa e la luce”, affiancata dal professor Michele Matteoni, moderatore dell’evento. Presente a rappresentare il sindaco e l’amministrazione comunale, l’assessore alle scuole Paolo Bianchi, la consigliera Monica Varasi, dirigenti e docenti della scuola media Paolo VI. Evento in collaborazione con l’associazione Vita e Destino Rho e il patrocinio del Comune di Rho.

Una serata molto partecipata, oltre 250 persone, in cui i veri protagonisti erano gli studenti, i quali, dopo aver letto il libro, hanno posto delle domande all’autrice, Gemma Calabresi Milite, molto felice di rispondere alle domande, in cui ha ricordato le prime difficoltà, dopo l’uccisione del marito “Gigi”, e l’evoluzione del suo percorso per arrivare al “perdono”.
“La sera guardavamo insieme i nostri figli dormire, e insieme fantasticavamo sul loro futuro” all’epoca avevano due figli, uno di 2 anni e mezzo e uno di 11 mesi, più uno in grembo che sarebbe nato di lì a poco, già orfano di padre.
“Gigi era un marito premuroso, pieno di vita, un grande lettore, e con un forte senso per lo Stato e per le Istituzioni. Una mattina, che sembrava una mattina come tante altre, appena uscito lo sentii rientrare, andò a cambiarsi la cravatta, ne mise una bianca di lana, si riaffacciò e indicando la cravatta bianca mi disse: è il simbolo della mia purezza. Queste parole le ho sentite come un suo testamento verbale” ha raccontato Gemma Calabresi Milite, in uno dei suoi primi interventi molto significativi e che hanno tenuto tutti i presenti molto attenti e incuriositi.
Sono passati 54 anni da quella uccisione, erano gli anni di piombo a Milano, si sparava e si moriva per la strada. “Ho vissuto anni bui, di rabbia, di sconforto, nei quali maturavo sentimenti di vendetta, e quelle fantasie mi davano soddisfazione e sollievo. E qui ho taccato il punto più basso della mia vita. E ho capito che anche nei momenti più bui, non bisogna arrendersi, perché se ti svegli alla mattina con l’odio nel cuore, quella è una giornata persa in partenza. Come cristiana dovevo perdonare, ma non era così semplice, il perdono deve essere reale, una scelta ponderata, e per me ci sono voluti 40 anni”.
“Dio nella sua misericordia ci giudicherà per il bene compiuto. Dio si fa sentire non da chi ha fede, da chi è buono, ma da chi soffre”. Il racconto della serata ha segnato tanti momenti di quel terribile giorno, in cui lei a un certo punto ha sentito la pace interiore, e la ha associata a tutti coloro che quella mattina dopo il fattaccio hanno pregato per lei e per i suoi bambini. All’arrivo del parroco, il quale gli aveva col labiale sussurrato senza parlare “è morto”, Gemma Calabresi Milite disse: “Preghiamo per loro”(intesi gli uccisori del marito).

“La scelta di perdonare è stata la scelta più importante della mia vita. E la mia vita non la cambierei con nessuna altra” ha concluso Gemma Calabresi Milite, prima di iniziare a firmare le copie del suo libro.
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