In occasione dell’80esima ricorrenza della liberazione del campo di concentramento di Flossenburg, nei giorni 26 e 27 aprile 2025 una numerosa delegazione di cittadini italiani, tra cui diversi familiari di ex deportati, ha partecipato a questo importante anniversario per ricordare non solo i 3143 italiani morti in quel campo ma tutti coloro che a Flossenburg hanno sofferto terribili atrocità.

 Il 26 aprile 2025 si è tenuto a Weiden  il ricevimento di Stato con un gran galà offerto dal Memoriale di Flossenburg a cui hanno partecipato diversi rappresentanti della politica, delle autorità giudiziarie e amministrative, delle Forze Armate statunitensi, 6 ex deportati sopravvissuti e tantissimi familiari tra cui  quelli della delegazione italiana.

Durante la cena, sul palco sono salite alcune autorità della Baviera che con frasi diverse ma con lo stesso significato hanno denunciato  a gran voce che l’orrore vissuto 80 anni fa da tantissime persone delle diverse nazioni del mondo non deve accadere mai più e in nessuna forma.

Alla fine del suo discorso, il Ministro  Albert Furacher insieme al direttore del Memoriale Jorg Skriebeleit hanno donato 9 ritratti ai sopravvissuti presenti e ai familiari di coloro che non ci sono più, anticipando la notizia che lo stabile all’interno della cava, che aveva durante la guerra funzione amministrativa delle SS, diventerà luogo di mostre permanenti e temporanee. Nelle sue sale, rimaste come 80 anni fa, saranno esposti i ritratti dei prigionieri del campo di concentramento, a testimonianza storica di un passato terribile che non deve più tornare. Tra i familiari,  con grande sorpresa e emozione, sul palco è stato chiamato per ritirare il ritratto del padre il familiare lombardo Walter Gibillini, figlio di Venanzio, che più volte è stato nelle scuole di Rho insieme a Carmen Meloni per portare la sua dolorosa testimonianza. 

Il giorno dopo, la domenica del 27 aprile, la consigliera comunale Clelia La Palomenta con la fascia tricolore, delegata dal sindaco Andrea Orlandi, ha rappresentato  il Comune di Rho durante la cerimonia ufficiale della commemorazione che si è tenuta nella Valle della Morte del campo di concentramento di Flossenburg, dove si è spostato il lungo corteo dei partecipanti.

Durante la cerimonia, davanti alla lapide di marmo dedicata ai deportati italiani, la consigliera Clelia La Palomenta con grande emozione ha letto a tutti i presenti, al direttore del Memoriale prof. Jorg Skriebeleit , al console italiano Sergio Maffettone, il lungo messaggio molto toccante scritto  dal sindaco Andrea Orlandi. Alla fine della lettera queste testuali parole”  … Oggi il nostro dovere è ricordarli tutti. Siamo presenti con voi per dire che non vi abbiamo dimenticato. Non vi dimenticheremo mai”

Le persone a cui è stata tolta l’identità, erano diventate solo numeri a più cifre che ci ricordano ancora oggi quante ne sono passate in quel campo e quante purtroppo non sono tornate a casa; per ridare loro l’identità negata nel campo la consigliera li ha voluto chiamare uno per uno con il loro nome: Americo Noghera, Generale Guglielmo Barbò di Casalmorano, Mario Sordini, Gianfranco Mariconti, Dante Graziani, Bruno e  Ateo Castellani, Pietro Meloni, Venanzio Gibillini e Mario Pani.

Accanto alla consigliera era presente, insieme ad altri cittadini rhodensi, Carmen Meloni, rappresentante di ANED Milano, con la quale in questi ultimi anni sta costruendo un percorso condiviso di Memoria Impegno e Legalità non solo nella città di Rho ma sul territorio Italiano.

Qui alcune affermazioni importanti fatte da Carmen Meloni, nipote del deportato vicebrigadiere dei carabinieri Pietro Meloni ( n.21505) che non è più tornato a casa come tanti altri: ”In questo posto di grande bellezza naturale che ci parla di vita, l’orrore ha raggiunto una dimensione inconcepibile: 100000 uomini, donne e bambini sono stati deportati a Flossenburg e nei suoi sottocampi; hanno svolto lavori forzati nelle condizioni più disumane nella cava di marmo; 30000 persone sono morte a causa della fame,del  freddo, delle torture o uccise senza motivo. Erano oppositori politici, ebrei, sinti  rom, omosessuali, testimoni di Geova, resistenti e perseguitati per motivi politici. Oggi il Memoriale di Flossenburg non è solo un luogo di commemorazione ma anche un luogo per la costruzione della democrazia, legame importantissimo tra passato presente e futuro.

Mai più deve valere ora e sempre. Dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere affinché il bene prevalga sul male. Abbiamo tutti una grande responsabilità: non dimenticare il passato perché la storia non si ripeta”.

Oltre ai due momenti ufficiali, durante i due giorni di permanenza, la delegazione degli italiani ha potuto visitare il campo di concentramento, il museo e la cava di F. avvalendosi  della preziosa guida di Friedrich Peterhans che insieme a sua moglie Petra ogni anno si prodiga nello accompagnamento e per fare da supporto alla guida tedesca che viene messa disposizione dal direttore del Memoriale per la traduzione.

Sono stati giorni intensi, lontani dal mondo in cui si assiste a un’inflazione di conflitti armati e di violenza spietata; sembra che la maggior parte delle persone non abbia imparato niente dalla Storia; tanto più è importante commemorare le innumerevoli vittime dei sistemi nazionalisti e Carmen e Clelia come persone impegnate dobbiamo ricordare quei crimini senza precedenti e mantenere viva la memoria con forza e competenza ampliando il raggio d’azione alle generazioni più giovani anche qui nel nostro Paese.

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