“Erano anni che albergava in me, nella mia mente una ricostruzione del periodo storico tra il 1940 e il 1945, vissuto a Rho, Milano e dintorni, Lombardia, tutti luoghi con un’affinità sempre tra di loro, una descrizione di come la gente viveva nella propria città. Quel periodo si può condensare in queste parole: FAM, FUMM E FRECC (ricordo di tempi duri, di rinunce, di sacrifici),e PAURA, paura della situazione, dove si aveva timore anche del vicino, la gente si trovava senza volerlo coinvolta in rastrellamenti, in rappresaglie di tutti i tipi. La mia intenzione era questa: cominciai a scrivere e raccogliere qualche notizia, e ne sono più che soddisfatto perché nel tempo ho scritto ben 250 pagine e raccolto centinaia tra fotografie, documenti e oggetti inerenti a quel periodo”.
“Mai avrei pensato di riuscire a mettere insieme tutte queste cose- ha proseguito lo storico rhodense Piero Airaghi– Il bello è quando tu parti orientato verso taluni angoli del tuo archivio e senza accorgertene piano piano ti allarghi e ti trovi da tutte altre parti. Non ho scritto la storia della resistenza, la storia della guerra, ma ho scritto il vissuto della gente in quel periodo. Se i nostri soldati e i nostri partigiani, hanno avuto difficoltà enormi, anche chi viveva a Rho e dintorni non ne aveva meno”.
“Soprattutto chi lavorava nel periodo ’44-’45, periodo in cui eravamo occupati dai tedeschi, l’operaio ha collaborato molto per demolire la forza tedesca in Italia, attraverso anche ai grandi scioperi che sono avvenuti, lo sciopero andava a discapito di chi lavorava, non si prendeva lo stipendio, però eravamo tutti propensi a collaborare, pur avendo poche idee di quello che succedeva, non avevamo la quantità di informazioni che abbiamo oggi. Le informazioni erano contradditorie, se sentivamo la Radio italiana l’Esercito Italiano vinceva da tutte le parti e non era vero, se sentivamo Radio Londra, che era proibitissimo ascoltarla, l’Esercito Italiano perdeva ovunque e probabilmente era vero”.
“Ecco, in questa raccolta di notizie viene fuori come se io, Piero Airaghi, si mettesse a parlare all’osteria, tra un bicchiere di vino e l’altro, a conversare con gli amici su tutto ciò che è avvenuto e capitato, secondo un nostro modo di vederlo, ho cercato di mantenerlo il più reale possibile. In quell’epoca i giovani avevano una cultura fascista poi mano a mano capivano che era molto enfatizzante, molto banale e molto politica, di partito, ma in sostanza noi andavamo sempre alla deriva, fino all’ultimo il Duce ci urlava “VINCERE E VINCEREMO” quando ormai eravamo al termine di tutto. La propaganda che il fascismo continuava a ostentare verso la gente, era quella che ti prendeva perché non avevi nient’altro”.
“Non è facile per un giovane d’oggi entrare in questa realtà, lo capisco, e chi scrive parlando di questo periodo senza averlo vissuto, ma avendolo studiato chiaramente, non lo dirà mai con la sofferenza che provammo, non potrà esprimere la sofferenza vera, potrà descriverla, ma senza averla vissuta. Noi l’abbiamo vissuta. Con questi anziani come me, che ora non ci sono più, si è persa la vera memoria storica, magari raccontata con dei particolari personali un po’ troppo gonfiati, ma dentro c’era la verità”.
“Ecco allora questa mia raccolta è la verità di un ragazzo di 15 anni che cominciava a lavorare, per raggiungere il posto di lavoro a Cusano Milanino ci trovavamo al mattino in Piazza, eravamo una decina di lavoratori e andavamo in bicicletta, perché i mezzi pubblici era un guaio, non arrivavano mai, era un disastro muoversi. Ora mi ha dato grande supporto in questi mesi di vita passati in casa, pescare nella mia memoria, telefonare ad amici per parlare un momentino, per ravvivare i ricordi, penso di avere raccolto tutto quello che c’è da raccogliere. Ci sono però dentro due cose che mi stanno particolarmente a cuore: il diario di Ada Negri, poetessa nel periodo fascista, abitava a Milano e sfollò a Bollate, ’43-’44-’45, lei giornalmente scriveva ad amici, raccontando tutto quello che accadeva a Bollate e a Milano, grazie a queste lettere che sono conservate a Pavia presso il Centro Studi Ada Negri, ho potuto ricostruire questa specie di diario, è una cosa intensa, Ada Negri esprime una sofferenza, attraverso i suoi scritti, una poesia che esce dal cuore, un cuore trafitto e lacerato; e il diario della professoressa Maria Luisa Merchiori, arrivò a Rho negli anni ’42-’43, si era appena laureata in Lettere e venne a insegnare Lettere alle scuole medie, e lei mi descrisse in tante pagine che io ho raccolto ciò che è avvenuto a Rho, descritto da una persona che ha vissuto questi momenti da normale cittadina, non l’ha descritta dal punto di vista dei partigiani o dei fascisti, persone che hanno già una visione politica di ciò che avviene, ma lei ha descritto le cose con semplicità, e tutte queste cose io le inserisco nella raccolta del vissuto rhodense. Mi ha fatto piacere terminare questa raccolta del mio vissuto di quegli anni, e avrò ancora più piacere quando esporrò tutto questo materiale, non mi interessa se verrà o non verrà pubblicato, ma lascerò questi sei faldoni colmi, più tutti gli oggetti e le fotografie a tutti quanti vorranno un giorno rivivere questi momenti tragici.”
Piero Airaghi si interrompe, si guarda in giro nel suo studio, la libreria, la scrivania, i quadri con le sue foto, gli oggetti esposti, cambia tono di voce, un po’ spezzata dai ricordi vissuti: “Aggiungo che a Rho e ovunque c’era una grande collaborazione tra la gente, io avevo perso il padre a 8 anni e mia madre lavorava alla Unione Manifatturiere e trovavamo sempre qualcosa da mettere a tavola e nello stomaco grazie alla vicinanza delle persone, vicinanza che ci faceva soffrire meno quei tristi momenti!”
I novantacinque anni di Piero Airaghi continueranno a regalarci tante novità, i suoi progetti sono da stimolo per chi vuole conoscere un po’ di più il territorio in cui vive! Grazie Piero!
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