RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Il 6 agosto la Giunta Orlandi ha adottato il piano ATU4 per il data center nell’ex Nilit, presentandolo come rigenerazione urbana, bonifica e milioni per la città.
Parliamo di 25.000 metri quadrati, due piani, fino a 18 metri d’altezza, una richiesta di connessione alla rete da 90 MW e decine di generatori diesel.
Il Comune annuncia 32 generatori e prove per «pochi minuti al mese». Lo studio acustico ne considera invece 35 e assume test giornalieri di 30 minuti per generatore, anche se il programma definitivo deve ancora essere stabilito.
Perché i dati pubblicati non coincidono? La delibera stima 250 MWt di potenza termica: un quarto di gigawatt di capacità di combustione e cinque volte la soglia dell’Autorizzazione integrata ambientale.
Ma negli allegati non troviamo una quantificazione delle emissioni né dati sui serbatoi del futuro impianto. Saranno VIA e AIA a stabilire se e a quali condizioni potrà essere realizzato.
Il ritorno occupazionale, invece, è già abbastanza chiaro: la relazione allegata ammette che «il numero di addetti richiesti […] non è elevato» e che «gran parte delle operazioni sono automatizzate».
Novanta megawatt richiesti alla rete, decine di generatori diesel e pochi addetti. Sarebbe questo lo “sviluppo” promesso alla città Un’area industriale dismessa non è un assegno in bianco. I profitti sono privati, mentre il costo ambientale e sociale e le esternalità negative ricadono su chi vive a Rho.
Anche la monetizzazione è stata una scelta politica: dei 25.000 metriquadrati di spazi e servizi pubblici dovuti, 23.027,50 non verranno ceduti. L’operatore verserà 2,08 milioni, oltre a 2,5 milioni di compensazioni, dei quali almeno 833.333 euro per naturalità e biodiversità.
Ma il Comune parla di «un terzo delle risorse complessive» per interventi ecologico-ambientali: circa 1,87 milioni o 833.333 euro?Senza luoghi, progetti e tempi, la “riforestazione” resta una promessa.
E senza conoscere le emissioni dell’impianto non può essere dimostrata alcuna compensazione. La delibera riconosce inoltre che il rumore residuo assunto per la valutazione deriva da simulazioni, non da misure effettuate direttamente presso le abitazioni, e prescrive nuove rilevazioni.
È il principio di precauzione capovolto sul piano politico: VIA e AIA potranno fermare il progetto, ma la Giunta ha adottato il piano prima che siano quantificati e discussi rumore, emissioni, gasolio, acqua e impatti cumulativi.
A maggio Orlandi chiedeva alla Regione più tempo e confronto con i territori, mentre l’ATU4 era già negli uffici comunali da quindici mesi. Il 17 giugno il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per chiedere, tra le altre cose, un incontro pubblico con esperti e istituzioni. Quell’incontro non è stato ancora convocato.
Pretendiamo che si svolga prima del 23 settembre, termine per le osservazioni al piano. Serve un confronto pubblico vero, non brochure patinate.
Rho non è il retrobottega energetico del Milano Innovation District. Questo data center non passerà in silenzio senza incontrare l’opposizione sociale del territorio.
Firmato Centro Sociale SOS Fornace Rho (MI) – Via Risorgimento 18
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