Negli ultimi mesi l’associazione ha segnalato più volte situazioni considerate critiche, chiedendo aggiornamenti, interventi tempestivi e una presa in carico effettiva degli animali coinvolti. Secondo i volontari, tuttavia, le risposte ricevute non avrebbero sempre garantito tempi certi, informazioni complete e una chiara individuazione delle responsabilità.

Il nodo non riguarda la volontà di Amici on the Rhoad di sostituirsi al Comune, ad ATS o agli altri soggetti competenti. Al contrario, i volontari sostengono di aver sempre cercato di sollecitare gli enti preposti affinché gli animali fossero messi in sicurezza, sterilizzati, curati e monitorati secondo modalità adeguate.

A rendere evidente la criticità è stata, tra le altre, la vicenda di un gatto appartenente a una colonia non più stabilmente presidiata. La situazione era stata segnalata già nei mesi precedenti, evidenziando che la persona che si occupava degli animali avrebbe lasciato l’abitazione e che non vi sarebbero più state condizioni idonee per garantire alimentazione, ripari e monitoraggio. Successivamente, secondo quanto riferito dall’associazione, era stato comunicato che gli uffici competenti si stavano occupando del recupero, della sterilizzazione e del collocamento dei gatti. A distanza di oltre due mesi, però, uno degli animali è stato recuperato ancora in strada, in gravi condizioni sanitarie, ferito e denutrito, grazie alla segnalazione di una cittadina e all’intervento dei volontari.

Per l’associazione, questo episodio dimostra una difficoltà concreta nella gestione delle situazioni già note: se l’animale fosse stato effettivamente preso in carico nei tempi necessari, non sarebbe stato necessario un intervento d’emergenza da parte dei volontari. Dell’altro gatto invece si sono perse le tracce e non è stato possibile avere informazioni dagli enti preposti.

A sorprendere ulteriormente l’associazione è stato il successivo richiamo alla necessità di una “collaborazione serena”, interpretato dai volontari come un rimprovero per essere intervenuti in una situazione che, secondo la loro ricostruzione, avrebbe dovuto essere già stata risolta dagli enti competenti. Da qui nasce una delle principali contestazioni: non si può chiedere collaborazione alle associazioni solo quando questa significa non sollevare criticità, soprattutto se poi gli interventi dei volontari avvengono per evitare conseguenze peggiori per gli animali.

La stessa difficoltà si sarebbe manifestata anche in altre situazioni, con gatti rimasti vaganti, non sterilizzati, mai visitati o alimentati in modo discontinuo nonostante precedenti rassicurazioni sul fatto che le criticità fossero gestite. In questi casi, secondo Amici on the Rhoad, il problema non è solo operativo, ma organizzativo: mancano procedure chiare, aggiornamenti verificabili, canali di comunicazione stabili e un coordinamento effettivo tra Comune, ATS, cittadini, referenti di colonia e associazioni.

Il tema della collaborazione è riemerso anche durante il percorso di revisione del Regolamento comunale per la tutela degli animali. Proprio il regolamento avrebbe potuto rappresentare l’occasione per affrontare in modo strutturale le criticità emerse sul territorio: gestione delle colonie feline, ruolo dei tutor, interventi su gatti feriti o vaganti, sterilizzazioni, ricollocamenti, alimentazione, aree private, cantieri e rapporti tra enti pubblici e realtà associative.Secondo quanto riferito dall’associazione, però, non sarebbe stato avviato un reale percorso preventivo di confronto con enti e soggetti esperti di tutela animale. La partecipazione si sarebbe limitata alla possibilità di intervenire in Commissione e alla presentazione di osservazioni, senza un tavolo tecnico strutturato con associazioni animaliste, referenti di colonia, veterinari, guardie zoofile, ATS o altri soggetti con esperienza diretta nella gestione quotidiana delle problematiche animali.

L’associazione Amici on the Rhoad aveva presentato 118 proposte di modifica alla bozza del regolamento. Secondo il riscontro effettuato dai volontari, soltanto 11 sarebbero state accolte integralmente, 30 parzialmente e 77 respinte. Molte delle osservazioni riguardavano proprio i temi emersi nelle situazioni concrete segnalate negli ultimi mesi: procedure per il recupero degli animali vaganti o feriti, convenzioni con associazioni, censimento delle colonie, collaborazione con i cittadini, ruolo dei tutor, cattura e reimmissione dei gatti liberi, campagne di sterilizzazione, punti di alimentazione e monitoraggio delle colonie.Da qui nasce la contraddizione evidenziata dai volontari. Quando l’associazione interviene per salvare un animale o per chiedere chiarimenti su situazioni rimaste irrisolte, viene richiamata al rispetto dei ruoli e alla necessità di non interferire. Quando però si tratta di costruire regole, procedure e strumenti che potrebbero prevenire proprio quelle emergenze, il contributo delle associazioni e degli esperti del settore non viene pienamente valorizzato.Tra i punti più delicati vi è anche l’approccio alle colonie feline prive di tutor o non più presidiate. Durante il confronto sul regolamento, secondo quanto riferito dall’associazione, sarebbe stato affermato che i gatti sono animali liberi e che, in alcuni casi, sarebbero sovralimentati. Una posizione che i volontari ritengono riduttiva rispetto al problema reale. I gatti di colonia vivono in libertà, ma questo non significa che possano essere lasciati senza alimentazione controllata, senza monitoraggio sanitario e senza sterilizzazione.

Per Amici on the Rhoad, la risposta al randagismo felino non può essere quella di ridurre il supporto alle colonie o lasciare gli animali a sé stessi. La gestione corretta passa invece da censimento, cura, sterilizzazione, controllo sanitario, continuità di alimentazione e individuazione di referenti o soluzioni alternative quando una colonia resta scoperta. Proprio per questo i volontari chiedono che il Comune assuma un ruolo più chiaro di regia pubblica. La tutela animale, sostengono, non può dipendere solo dalla buona volontà dei singoli cittadini, dall’intervento d’urgenza delle associazioni o da risposte caso per caso. Servono protocolli, tempi di risposta, responsabilità definite, comunicazioni complete, convenzioni e modalità operative condivise.

L’associazione ribadisce di non voler sostituire gli enti competenti, ma di chiedere una collaborazione reale, fondata su trasparenza e riconoscimento delle competenze di chi opera ogni giorno sul territorio. Le segnalazioni, gli interventi e le osservazioni al regolamento non dovrebbero essere percepiti come un ostacolo, ma come strumenti utili per migliorare la gestione e prevenire nuove emergenze. Il punto, quindi, non è soltanto cosa sia accaduto nei singoli casi, ma quale modello di tutela animale il Comune intenda adottare. Un modello basato su risposte occasionali e partecipazione formale, oppure un sistema realmente condiviso, costruito con il coinvolgimento degli enti competenti e delle realtà esperte. Perché la tutela degli animali non si misura solo nei principi richiamati da un regolamento, ma nella capacità concreta di intervenire prima che una colonia resti senza presidio, prima che un gatto ferito rimanga per mesi in strada, prima che i volontari siano costretti ad agire in emergenza e poi vengano richiamati per averlo fatto.

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