Ringrazio la Vicesindaca per aver trovato il tempo di rispondere ad un Marchese annoiato. Sono contento che ricordi a noi tutti la tradizione pacifista di Rho: è un impegno che merita rispetto, tanto più in un’epoca in cui la parola “pace” rischia di essere svuotata dal suo significato originario.

Come già ho avuto modo di scrivere, provo forte empatia verso chi decide di andare in piazza per sostenere, in un mondo sempre più violento come quello di oggi, il valore della Pace.

La mia riflessione, peraltro, non metteva in discussione la buona fede di chi organizza queste iniziative, ma la coerenza di chi decide di cavalcarle.

In un conflitto complesso e sanguinoso come quello israelo-palestinese, sebbene anche io sia angosciato e colpito dalla politica ripugnante del governo israeliano, issare la bandiera di una singola parte è un gesto di parte e inevitabilmente identitario, oltre che divisivo.

La bandiera della Pace invece rappresenta un gesto universale, che parla di fratellanza tra popoli e condanna ogni forma di violenza, ovunque si consumi. La bandiera della Pace ha i colori dell’Arcobaleno, non di un qualsivoglia Stato. Penso che paragonare le due bandiere sia un errore prima di tutto culturale.

Aggiungo che sono tanti i massacri che stanno avvenendo nel Mondo. Vorrei citarne due: il Darfour settentrionale, dove la pulizia etnica in tutte le sue aberrazioni – comprese le violenze sessuali – è ormai una questione all’ordine del giorno da tempo e Haiti dove, notizia della settimana scorsa, Medici Senza Frontiere ha chiuso i suoi ospedali nella Capitale perché gli operatori sanitari non sono più al sicuro.

Per questo non credo che il dibattito nasca da una “contrapposizione politica”, come viene suggerito, ma da una domanda di coerenza morale: perché scegliere un simbolo di parte, quando esiste già un simbolo che abbraccia tutti? E perché proprio la bandiera della Palestina?

Suggerisco la lettura dell’Editoriale di Paolo Flores d’Arcais su Micromega, che offre in tal senso uno sguardo interessante (link: https://www.micromega.net/netanyahu-hamas-putin-catastrofe-etica-sinistra-incoerente ).

Per chi non lo sapesse, Flores D’Arcais è un grande Filosofo di estrazione Marxista e, tra le altre cose, ha fondato e diretto il Centro culturale Mondoperaio.

Ebbene, nel suo editoriale, cito testualmente, dice: … “L’Ucraina però è più prossima a noi della Palestina. Perché allora non suscita empatia? Perché l’Ucraina è percepita come Occidente e l’Occidente è il colonialismo e dunque l’Occidente è il Male. E Putin è magari compreso come nuovo imperialismo, ma al massimo quello in Ucraina sarà un conflitto fra il Male di Putin e il Male dell’Occidente. Occidente è Israele, e i gazawi trucidati sono la critica in atto dell’Occidente….”

Forse oggi, più che schierarci, dovremmo interrogarci: che cosa significa davvero “pace” oggi, in un mondo dove ogni simbolo rischia di diventare un’arma? E che cosa significa Occidente? Possiamo ancora riconoscerci in un sistema di ideali condivisi, o siamo destinati a dividere anche ciò che dovrebbe unire?

Il Marchese Del Grillo non sono io.

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