In data 26 aprile 2025 Anno Domini si sono tenute a Roma le esequie di papa Francesco.

Un Papa nominato più volte come il Papa degli ultimi, un termine che personalmente non ho piacere a usare, perchè gli ultimi possono avere ancora una rivalsa, invece gli emarginati no.

“Il Papa degli emarginati” è questo l’appellativo usato, fra i tanti, dal Decano dei Cardinali, Giovanni Battista Re, durante la sua Omelia tenuta per il funerale di Papa Francesco, che più di tutte mi ha colpito, gli emarginati sono coloro esclusi dalla consuetudine di un rapporto umano, o relegati in una condizione di avvilente inferiorità.

Un momento triste non solo per i credenti, ma per tutti.

E in questo momento triste ho avuto occasione di rivedere il Cardinale Giovanni Battista Re, compaesano di mia madre, e parente di mio nonno Nino, e ricordarlo nelle parole della zia Franca di novantanni: “Io e Giovanni abbiamo un anno di differenza, e quando da piccolini giocavamo insieme il suo sogno era quello di diventare prete e andare a Roma, e ci è riuscito, ma non quello di diventare Papa” aggiungo io, non è diventato Papa, ma è stato al fianco degli ultimi tre Papa, riuscendo a portare papa Giovanni Paolo II anche a Borno, suo paese natio in valle Camonica.

Potrebbe essere capitato anche a me di averlo incontrato in una di quelle lunghe estati che passavo a Borno, in provincia di Brescia, negli anni’80, mentre ero dai nonni, ricordo una mano sulla testa, un gran bel sorriso e una croce di legno al collo, quella di don Giovanni Battista, all’epoca già a Roma.

Ma forse il mio ricordo è solo frutto della fantasia, chi lo sà, a me fa piacere ricordarlo così, con un gran bel sorriso.

Immagine in evidenza l’elezione di papa Francesco, sulla destra il già Decano dei Cardinali Giovanni Battista Re. Foto da internet.

Seguici anche su Ig @ilrhodense.it