Ho ascoltato divertito del dibattito sulle panchine e mi sono ricordato che qualche tempo addietro, tra le mie terre c’era – e c’è ancora, a dire il vero! – una valle assolata tra le colline, dove si faceva un vino rosso così buono che la gente veniva da lontano solo per assaggiarlo. Io ero tanto felice, perché bevevo e mi arricchivo.
Fare il vino non è cosa da poco e siccome il business mi ingolosiva, decisi di assumere persone straniere: i miei sudditi erano troppo pochi e lamentavano poco riposo.
Insomma, tutto sembrava andare per il meglio fino a che un giorno, iniziarono a sparire i grappoli.
Di notte, qualcuno rubava l’uva. Così, triste deluso e incazzato nero, decisi di chiudere le vigne, affinché nessuno potesse rubare i miei adorati grappoli. Trascorse così il tempo.
L’autunno arrivò, poi l’inverno, e infine la primavera. In uno di questi giorni, il mio cameriere mi disse che non c’era più vino. Nessuna bottiglia da aprire, nessun brindisi da fare. Solo silenzio e tristezza.
Fu allora che capì quel proverbio che anche da noi dice: mi sono tagliato il membro per far dispetto alla moglie.
Fu così che decisi di riaprire le vigne e richiamare gli stranieri a lavorare. Feci più attenzione a creare momenti di integrazione con gli altri sudditi, a costruire un ambiente sano e già che c’ero mi inventai il ruolo del poliziotto delle vigne.
Prevenzione, socialità e sicurezza furono i tre fattori per far tornare il vino a scorrere, più buono di prima, perché fatto con la forza di chi ha capito anche se si dice o, ancora peggio, si fa una cavolata, poi si ha sempre tempo di rendersene conto.
Firmato Marchese Del Grillo.
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