Eravamo i giovani maturandi del 1976, e ci accingevamo ad affrontare gli esami di Stato che all’epoca iniziavano il primo luglio con la prova scritta di italiano, il giorno successivo avremmo avuto la seconda prova a sorpresa e all’orale avevamo solo due materie, con la facoltà di prepararci una tesina scritta.

Che emozione anche per noi la notte prima degli esami. Ma la mattina del primo luglio 1976, davanti al cancello della scuola Stanislao Cannizzaro di Rho, agitati e stanchi per le ore notturne passate a studiare, con l’ansia, e i volti tesi, ci comunicarono che la prova di Italiano era stata rimandata alla settimana successiva perché qualcuno aveva fatto trapelare le tracce dei temi.

Era stata una suora Preside di un istituto di Vigevano, colta di sorpresa da una telefonata/scherzo. Così tornammo il giorno dopo per la seconda verifica e con la sorpresa di avere la prova di disegno di Impianti Chimici, difficilissima. Il 6 luglio tornammo per il tema di italiano. Quasi tutti scegliemmo il commento di una frase di don Milani sulla lingua che unisce; per la maggioranza fu una fortuna, visto che tutti avevamo letto il libro “Lettera a una professoressa”.

Seguirono gli orali con tesine sul petrolio, perché allora, impazzava la vicenda delle Sette Sorelle. Come se non bastasse, in quei giorni esattamente il 10 luglio accadde anche la tragedia di Seveso, e pur essendo allievi maturandi dell’Istituto di Chimica, nessuno tra i professori della Commissione fece un cenno sulla tragedia; forse eravamo contenti, perché allora poco si sapeva di quella che sarebbe diventata la famosa Diossina.

Era la fine di luglio e per la nostra 5 B esausti per lo stress e il grande caldo, finimmo tutti le prove e ci salutammo con la consapevolezza che stava per terminare il nostro periodo dell’adolescenza, bello, spensierato, anche se le manifestazioni studentesche di quegli anni erano state davvero bollenti, ma in provincia si respirava un’aria più tranquilla che a Milano, nonostante la Celere sia venuta ugualmente davanti agli istituti rhodensi per allontanare gli studenti che in quei periodi occupavano le scuole superiori (Mattei e Cannizzaro).

Ci aspettavano scelte importanti e che avrebbero determinato il corso della nostra vita, chi si sarebbe iscritto all’università a Medicina, a Farmacia, a Giurisprudenza, Architettura e Ingegneria, chi si sarebbe sposato di lì a poco, dopo il servizio militare (eravamo solo cinque ragazze in una scuola prettamente maschile) e chi ha scelto strade completamente diverse, tecnici di laboratorio, impiegate, docenti, ecc.

Da allora sono passati ben cinquant’anni, che sono volati. Ognuno ha nel cuore le scelte di vita che ha fatto, ma certe emozioni di compagni di classe non si dimenticano facilmente. E così siamo riusciti a ritrovarci, da qualche decennio abbiamo costituito un gruppo whatsapp con tutti i compagni di classe e con qualcuno che si è perso per strada, ma che ha fatto ugualmente la sua bella carriera. Alcuni amori sono persino nati tra i banchi.

L’Istituto Cannizzaro di Rho era noto per essere una scuola molto severa, e per iscriversi, si dovevano fare persino gli esami del sangue, oltre che avere una buona media scolastica. Alcuni libri di testo erano scritti in inglese e che fatica tradurre tutti quei termini tecnici di Chimica Organica e Stechiometria. Abbiamo imparato a usare il Rifrattometro, lo Spettrofotometro, le vasche di Galvanica per la Cromatura, e dovevamo anche prepararci le provette in vetro, con le dita tutte scottate dal famoso becco di Bunsen (bruciatore di gas usato nei laboratori di chimica).

Era l’unica scuola che si frequentava anche nelle ore pomeridiane, durante le quali si svolgevano le attività di laboratorio. All’esterno c’era persino un bellissimo campo da tennis, con relativi spogliatoi, per la nostra ora di ginnastica speciale. L’ora di religione consisteva nel praticare la discussione mediante cineforum di importanti film attuali, organizzati dal docente/sacerdote, nell’aula Magna dell’istituto.

Eravamo felici e consapevoli che stavamo costruendo il nostro futuro e nonostante tutte le lotte politiche del tempo, avevamo professori molto preparati ed esigenti, e non mancavano gli scherzi, visto che era la stagione di Amici miei, tutti escogitavano goliardate e altro per rendere la scuola meno pesante, ma ciò ha contribuito a formare una bella compagnia, che oggi si avvicina alla settantina, ma che ha sempre lo spirito allegro e canzonatorio di allora. Ancora adesso ci prendiamo in giro, nonostante alcuni siano personaggi di alto livello, proprio come fossimo ancora quegli adolescenti che entravano in laboratorio e suscitare ilarità persino tra i professori, perché nonostante tutto, avevamo sempre un grande rispetto di tutto e tutti.

Quasi ogni anno ci ritroviamo, e quest’anno festeggeremo il cinquantesimo dal Diploma, e ricordando anche chi non c’è più, come Chicken Polloni, carissimo compagno, che non si perdeva un incontro negli anni, con tutti noi. Perchè l’amicizia tra noi è rimasta inalterata se non addirittura per alcuni, rafforzata. E quando ci rivediamo torniamo ad essere i ragazzi di allora e condividiamo i ricordi, rimanendo con un forte spirito di complicità e amicizia che non è facile trovare in altri adulti, e infatti lo diciamo con orgoglio, le altre classi ci invidiano per esserci riusciti, perché siamo sempre stati una classe di studenti molto uniti.

Ricordiamo i carissimi e severissimi professori: Casati, Lucchini, Loddo, Minnoia, Ferretti, Lombardo, Cova, Rosati, Scarati, Giovanni Bianchi il Presidente della Commissione d’esame, e il famoso preside Bernasconi, un professore tanto buono ma severo, che veniva sempre imitato dagli allievi più grandi, suscitando tanta ilarità.

Nella nostra classe i “saranno famosi”, sono Emilio Bianchi, noto giornalista sportivo che quest’anno festeggia anche i cinquant’anni dietro ad un microfono, Airaghi Alfonso diventato scrittore rhodense, Claudio Polloni sportivo e docente molto apprezzato, Enrico Banfi il farmacista, Corrado Papa architetto, Francesca Piazzolla, Biagio Costantino e altri che sono diventati medici specializzati o di base, Massimo Rossi e Giuseppe Pacioni manager industriali, Alfredo Vitiello ballerino pluripremiato internazionalmente e Clara Spagnolo che dopo una carriera nella P.A. è diventata autrice e scrittrice teatrale. Anche tutti gli altri hanno intrapreso ottime prospettive di lavoro e adesso si godono la agognata pensione e la carriera di nonni o viaggiatori a tempo pieno: Laura Rabolini, Daniela Tocchio, Alberti Mauro, Donatella Sironi, Nello Risorto, Oscar Pernumian, Marina Paulli, Maria Tonello, Gigi Radice, Donato Finiguerra, Luigi Muggiani, Lillo Cordieri, Eugenio Colombo, Giuseppe Olivares, Marilena Puricelli, Cesare Ferrario, Silvio Gianmattei, Enrico Girola, Roberto Pallotta, Michele Notarangelo e Carlo Broggini mancato prematuramente.

Festeggiamo quindi questo importante anniversario dei cinquant’anni dal Diploma, con un brindisi e un arrivederci ai prossimi traguardi che ancora ci aspettano.

Testo e immagini di Clara Spagnolo.

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