Lo sgombero dello Spazio Leoncavallo è protagonista in questa fine vacanze milanesi. Tanti i punti di vista sull’argomento.
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Nella vita pubblica, come in quella privata, capita sempre più spesso di assistere a un fenomeno pericoloso: ciò che è ritenuto “giusto” lo è solo quando conviene, quando non crea difficoltà o quando porta consenso immediato. È una tentazione forte, perché l’opportunismo appare più semplice della coerenza. Ma è anche una deriva che mina la fiducia nelle istituzioni e svuota di senso le parole. La questione Leoncavallo è un esempio lampante di questo degrado politico e sociale.
Nel rispetto delle istituzioni, del concetto di proprietà privata e dei cittadini e delle cittadine che pagano le tasse, era infatti doveroso chiudere finalmente il capitolo dell’occupazione illegale degli spazi privati e infatti c’era una data di sgombero – il 9 settembre – e c’era anche e soprattutto lo spazio per il dialogo tra l’Amministrazione Comunale e il Leoncavallo, un luogo controverso, certo, ma anche un laboratorio culturale, un punto di riferimento per intere generazioni, un pezzo di città che non si può trattare come una questione di mero “ordine pubblico”.
Anticipare lo sgombero di qualche giorno, tenendo all’oscuro il Sindaco di Milano ha avuto dunque un unico obiettivo: piantare una bandierina attraverso una inutile prova muscolare, per provare ad aumentare il consenso in una città dove la destra stenta.
A questo punto però spostiamoci un attimo da Milano e andiamo a Roma, dove, in pieno centro storico esiste a questo punto una contraddizione che non può più essere ignorata: l’occupazione abusiva da parte di CasaPound di un immobile di proprietà pubblica in via Napoleone III.
Mentre migliaia di famiglie vivono sulla propria pelle la difficoltà di accedere a un alloggio, e mentre tanti cittadini rispettano regole e graduatorie per avere una casa popolare, c’è chi occupa illegalmente un edificio senza che lo Stato intervenga. Non solo: quell’occupazione non è neutra, ma rappresenta un presidio politico che si richiama apertamente a un’ideologia neofascista, incompatibile con i principi della Costituzione repubblicana. Qui non si parla di sgomberi, non abbiamo date, non c’è nulla all’orizzonte.
A questo punto, una domanda mi sorge spontanea. Ma non è che Giorgia Meloni voglia prendere come esempio il mio principio di vita, secondo il quale io sono io e voi non siete un c…?
Firmato Marchese Del Grillo.
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