Cent’anni di Autolaghi. La storia, i personaggi, i documenti inediti, le foto d’epoca della prima autostrada al mondo, inaugurata il 21 settembre 1924, dal re Vittorio Emanuele III a Lainate, la Milano-Varese, e delle successive aperture al traffico della Lainate-Como il 28 giugno 1925 e della Gallarate-Sesto Calende il 3 settembre 1925.

Nel libro di Paolo Pozzi (giornalista) e Luigi Sada (ingegnere), édito da Macchione di Varese (240 pagine), si racconta dell’impresa titanica e avveniristica di un visionario, l’ingegner Piero Puricelli, conte di Lomnago, dei badilanti di Pavia, degli zappatori di Lodi, delle prime betoniere comprate in America, delle cave di pietrisco di Bisuschio, del cavalcavia di Musocco, del tunnel di Olgiate Olona e del ponte sull’Arno di Castronno, delle case cantoniere e delle prime regole per viaggiare sicuri fino alla costruzione della quinta corsia (prima in Italia, dalla barriera di Milano a Lainate) e alla moderna rotatoria ovoidale di Largo Flaiano, a Varese, che dà accesso alla Città Giardino.

All’origine un’autostrada di collegamento tra Milano e la regione dei laghi (Varese e il Campo dei fiori, Como, Stresa), all’inizio del Novecento, meta turistica di notorietà internazionale, dei regnanti e dell’aristocrazia europea.

Le ricerche degli autori fugano ogni dubbio sul primato mondiale dell’Autolaghi. Tre i pretendenti e aspiranti al primato, si spiega nel libro: un tunnel (l’Holland Tunnel di New York, a Manhattan aperto al traffico solo il 12 novembre 1927), una pista di gara (la ‘Avus’ a Berlino, inaugurata il 24 settembre 1921 ma come pista per auto da corsa) e la via in un parco (la Bronx River Parkway, lungo il fiume Bronx, aperta nel 1922 e completata nel 1925). Tutt’e tre strade urbane. Solo l’Autolaghi, invece, può fregiarsi del titolo di prima autostrada al mondo in quanto strada non urbana ma di collegamento fra due differenti città (Milano-Varese, appunto) con pedaggio, a esclusivo uso dei veicoli a motore, senza incroci e senza interruzioni, con ingresso e transito vietato ai ciclisti, ai pedoni e ai veicoli a traino animale in uso fino a quel momento. Una rivoluzione, insomma.

Un primato italiano riconosciuto e ufficializzato durante il 5° Congresso Mondiale della Strada che si è svolto a Milano nel 1926. Al punto che il termine “autostrada” – inventato da Puricelli e sancito dal congresso – sarà poi usato, in italiano, negli anni successivi, fino al 1940, in tutto il mondo e in tutte le lingue. Nel libro si svelano poi alcune chicche inedite sulla vita di Puricelli: gli incontri con Mussolini e Hitler, il doppio gioco con i partigiani e la rocambolesca fuga da un cunicolo segreto con i tedeschi all’ingresso della sua villa con un mandato di arresto del Duce.

Il libro “Cent’anni di Autolaghi” è anche occasione per parlare delle storie connesse all’autostrada dei laghi. Del ruolo determinante del Touring Club Italiano per la costruzione dell’opera di Puricelli, dell’Autodromo di Monza e della Lomnago-Azzate, prima strada asfaltata d’Italia ma anche, ad esempio, del motore a scoppio con i veri inventori italiani (l’ingegner Felice Matteucci e il presbitero Eugenio Barsanti) beffati dal belga Jean-Joseph Lenoir che è riuscito a depositare il brevetto prima di Matteucci e Barsanti, delle prime pompe di benzina raccolte al Museo Fisogni di Tradate e delle ex Scuderie di Villa Puricelli, a Lomnago, ora sede dell’Appenzeller Museum dove sono raccolti 66 mila oggetti d’ogni tipo, dell’Istituto Giovanni Falcone di Gallarate dove gli studenti seguono un progetto pilota in Lombardia, sulla sicurezza stradale e degli “angeli custodi” dell’Areu (il 118) che intervengono sull’Autolaghi in caso di incidente. Parlando della prima autostrada al mondo non si poteva non parlare poi delle auto d’epoca e della sfilata, che 100 anni dopo, esattamente 100 auto storiche hanno fatto dal piazzale della Regione Lombardia, a Milano, al piazzale di Ville Ponti a Varese.

Ma nel libro si parla anche dei due autogrill che fanno bella mostra di sé in Autolaghi, il Villoresi Ovest 1958 (il secondo in Italia, dopo il Pavesi di Novara e il più fotografato al mondo) detto l’Astronave, simbolo del boom economico italiano e del Villoresi Est detto il Vulcano, esempio di architettura made in Italy e di sostenibilità. E dell’incredibile storia dell’ingegner Eugenio Villoresi che, osteggiato dall’aristocrazia e dai nobili dell’epoca, ha progettato il canale omonimo (che passa sotto l’autostrada all’altezza di Lainate) inaugurato nel 1884. Senza l’Autolaghi e senza il canale Villoresi, oggi, la Lombardia non sarebbe la potenza economica che è.

Nella locandina i dettagli dell’evento.